Praticare le qualità della mente originaria

Praticare le qualità della mente originaria

Nel Satipatthana Sutta, uno dei due Discorsi più celebri nel Canone Pali del Buddhismo di tradizione Theravada (= dal Sanscrito, “Scuola degli anziani”), si parla delle QUATTRO DIMORE DIVINE, Brahma Vihara, ossia le qualità della mente originaria.

La loro funzione è quella di riportarci a casa, all’ascolto attivo del nostro corpo e del nostro cuore, accordandolo armoniosamente alla mente, la cui voce è generalmente più dominante.

Quest’intenzione può perseguirsi, fra le varie risorse e conoscenze del mondo, tramite la pratica meditativa Vipassana Contemporanea.

Il termine Vipassana nell’antica lingua Pali significa: “Vedere le cose in profondità, come realmente sono”.

E’ un percorso sacro verso un’accettazione propositiva e funzionale; non è remissività, né attaccamento eccessivo verso le cose e le persone.

Praticare le qualità della mente originaria

Prima di addentrarci, mi preme specificare che non mi riferisco nel dettaglio al credo religioso buddista, bensì alla millenaria esperienza filiosofica e psicologica dello stesso, e al sentire che è in grado di sviluppare e risuonare universalmente.

Inoltre, come espresso sopra, è una delle strade possibili che ci riconducono al nostro Sè autentico, fuori da egoismi ed automatismi, non è l’unica, né ha un accesso privilegiato ed esclusivo.

Ecco perchè è imprescindibile – per qualunque percorso, a mio avviso – ascoltare nel silenzio cosa produce alla nostra essenza, prima di imboccarlo.

Dicevo della funzione delle qualità della mente originaria, “Tornare a casa”, ossia rimettere in connessione corpo, mente e cuore coerentemente.

Questa è la ragione per la quale è bene non scindere il movimento corporeo dall’intelligenza emotiva e dalla logica della mente, di conseguenza trovare tempo per tutti gli aspetti descritti.

Tornare a casa è anche riuscire a guardare il nostro dolore, carpirne il messaggio e confortarci.

Come diceva Thich Nhat Hahn, “No mud, no lotus”, letteralmente: “Senza fango, non spunta il loto”. (intendendo che possiamo trasformare quel dolore ed evolverci spiritualmente).

Nei protocolli di tradizione Vipassana, oltre alla pratica meditativa, si inseriscono gli esercizi di bioenergetica e una parte di esercizi yogici, ad esclusione di quelli in cui vi è il controllo del respiro, proprio per lo stesso principio del fluire con quello che c’è in quel preciso momento , nel luogo in cui ci troviamo e nello stato che attraversiamo, con tenerezza e maggiore centratura possibile.

Praticare le qualità della mente originaria

Durante la pratica meditativa si attenzionano ed accolgono sensazioni corporee, emozioni, immagini, pensieri.

Tutto è utile al coronamento dell’essere presente e consapevole, ci parla di noi e ci aiuta a scendere in profondità nei nostri meandri animici, in modo che dalla conoscenza approfondita possiamo meglio gestirci e gestire di rimando gli eventi esterni che possono intervenire e rispecchiare il nostro livello di Coscienza in qualche modo.

Inoltre un corpo flessibile, privo di tensioni, favorisce la regolazione delle emozioni, come l’intelligenza emotiva e le intuizioni hanno bisogno della pianificazione razionale per realizzarsi concretamente.

Afferma Therese Bertherat: “In questo preciso istante, nel punto stesso in cui ti trovi, c’è una casa con il tuo nome. Ne sei l’unico proprietario ma, molto tempo fa, ne hai perduto le chiavi. Così rimani chiuso fuori e ne conosci soltanto la facciata. Non ci abiti. Questa casa, rifugio dei tuoi ricordi più nascosti, è il tuo corpo.

Il corpo è la nostra sola realtà valutabile. Non si oppone all’intelligenza, ai sentimenti, all’anima. Li include e li ospita. Dunque prendere coscienza del proprio corpo è accedere a tutto il proprio essere, poiché corpo e anima, psiche e fisico, e anche forza e debolezza, rappresentano non una dualità dell’essere, ma la sua unità.”

Praticare le qualità della mente originaria

Ora scendiamo nel dettaglio delle qualità oggetto dell’articolo odierno.

Il termine mettā, dalla lingua Pali, indica la gentilezza amorevole, la benevolenza, l’interesse attivo per gli altri.

Si augura a se stessi e agli altri (a noi più o meno prossimi) il raggiungimento della pace, della libertà, della felicità e della percezione di un senso di sicurezza.

La parola karuṇā esprime invece la compassione, la misericordia, la benevolenza.

Com-patire, dal latino: “Sentire con”, esprime empatia.

A questo proposito possiamo distinguere:

  • l’empatia “di base”, in cui ci si identifica con le emozioni dell’altro
  • l’empatia “matura”, in cui si sente ciò che sente l’altro, ma senza giudizio
  • l’empatia “trascendentale”, in cui non c’è più identificazione.

Il termine Muditā è connesso alla gioia compartecipe, al non giudizio, lasciando libero l’altro nel vivere la vita che desidera. La gioia è un’emozione accessibile, ogni volta che siamo radicati nell’esperienza del momento presente.

Infine la parola upekka ci parla dell’equanimità, del distacco equilibrato e armonioso da situazioni e persone.

Essere equanimi corrisponde alla capacità di essere flessibili, pazienti, fiduciosi e stabili anche in situazioni non desiderabili.

Lao Tsu affermava: “La purezza del torbido si ottiene con la calma. La calma si ottiene generandola lentamente”

Praticare le qualità della mente originaria

Come riappropriarci delle qualità originarie della nostra mente?

Con la pratica!

Le pratiche meditative si suddividono in formali, informali e ritiri intensivi; tutte contribuiscono significativamente ad innalzare la soglia di dolore e recuperare il senso di benessere.

La meditazione formale si può svolgere da sdraiati o da seduti, anche solo dieci minuti al giorno, nel silenzio; si può praticare appena svegli (per prolungare i benefici del rilassamento) e prima di dormire (per lasciare andare la frenesia della giornata e conciliare il sonno).

La meditazione informale può essere svolta mentre camminiamo, mangiamo, ascoltiamo il nostro interlocutore o ci laviamo; qualunque momento e attività della giornata vanno bene e potenziano il grado di consapevolezza, come la sua intensità. Lasciamoci supportare ed ispirare dai cinque sensi!

I ritiri intensivi favoriscono infine la profondità dell’esperienza.

Abbiamo l’imbarazzo della scelta!

Non mi resta che mettermi a servizio per qualunque chiarimento desideriate e per iniziare insieme questo percorso affascinante qualora sentiate sia giunto il momento .

Mi congedo da voi con una struggente poesia di Thich Nhat Hahn che rimanda alla meditazione camminata.

Grazie, grazie, grazie!

Praticare le qualità della mente originaria
“Sii l’Osservatore dei tuoi pensieri e del tuo comportamento. Tu sei al di là del pensatore. Tu sei la quiete oltre la confusione mentale.” 
– Eckhart Tolle

Cammineremo

Cammineremo soltanto.
Sarà piacevole camminare insieme.
Senza pensare di arrivare da qualche parte.
Cammina in pace.
Cammina nella gioia.
Il nostro è un cammino di pace.
Poi impariamo che non c’è un cammino di pace;
camminare è la pace;
non c’è un cammino di gioia;
camminare è la gioia.
Noi camminiamo per noi stessi.
Noi camminiamo per ognuno sempre mano nella mano.
Cammina e tocca la pace di ogni istante.
Cammina e tocca la gioia di ogni istante.
Ogni passo è una fresca brezza.
Ogni passo fa sbocciare un fiore sotto i nostri piedi.
Bacia la terra con i tuoi piedi.
Imprimi sulla terra il tuo amore e la tua gioia.
La terra sarà al sicuro se c’è sicurezza in noi.


Thich Nhat Hanh-

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