La scuola: un laboratorio introspettivo vivo

La scuola: un laboratorio introspettivo vivo

“Tutti siamo stati bambini, ma pochi se lo ricordano”.

Antoine de Saint-Exupéry

La scuola: un laboratorio introspettivo vivo

Sofia lavora in una scuola pubblica.

Come tutte le donne creative e tessitrici di mondi, sa scovare e moltiplicare le risorse a disposizione, dentro e fuori di lei. 

Ogni giorno, credendo di andare a lavorare, comincia la sua personale sfida iniziatica al nuovo giorno: un’altra sorprendente opportunità, un tuffo nel mistero dell’esistenza, racchiuso nel cuore sacro dei “suoi” Unni, come le piace nominarli.

“Unni” perché custodiscono intatta la natura selvatica, indomita della vita. 

Suoi, virgolettato, perché sa che niente le appartiene veramente.

Così, giunta nel luogo fisico in cui avverrà il magico incontro con un’esperienza nuova di zecca, seppur in un contesto apparentemente identico a se stesso, se solo prima di entrare esprime l’intento di spogliarsi dai condizionamenti che la abitano, nutrendo abbondantemente la consapevolezza ed esercitandosi ad incarnare la pratica, la prima cosa bella che l’accoglie è il sorriso entusiasta di quegli angeli in terra.

La scuola: un laboratorio introspettivo vivo

Sofia ha imparato l’arte di leggere fra le righe e quella del rispecchiamento, di cui ora non ha più paura.

Fa attenzione a maneggiare con cura quel tenero, potenziale umano che le rimanda a mo’ di veicolo esterno il suo complesso e a tratti contraddittorio marchingegno interno; così, ogni giorno fa i salti mortali per moltiplicare il tempo e le occasioni di crescita, sempre assetata di conoscenza e affamata di esplorazione acuta e gentile.

Il suo desiderio intimo ha una parola (chiave) d’ordine: “Ancora!”

Lei esiste nell’altro e nella meraviglia da decifrare che contiene, e l’altro esiste nel suo sguardo, aperto, stupito e amorevole.

La scuola: un laboratorio introspettivo vivo

In questo scambio, ciò che l’ attornia le parla di lei strepitosamente.

La vulnerabilità, la delicatezza, i silenzi interminabili, la sensibilità, la resistenza, l’irrequietezza, i turbamenti emotivi, la gestione dei momenti di sofferenza, la difficoltà nell’ apprendere, la crisi nel cambiamento, la perdita di equilibrio nella crescita, la canalizzazione armonica dell’energia, la spinta al rischio di oltrepassare il territorio noto, il rispetto faticoso dei confini, la ricerca della centratura, la paura di non farcela o di non essere accettati per come si è qui, ora.

La forza nella resa, il mettersi in discussione, il potere personale, la gioia, l’ironia, l’accoglienza, la grinta, la fede, il ribaltamento di atteggiamento, il pionierismo senza paura, la poesia, il mettersi in intimo cammino con quel “non sapere” di memoria socratica.

Tutto di loro le parla di lei.

Tutto di lei torna risignificato a loro.

La scuola: un laboratorio introspettivo vivo

In ogni fase critica poi, lei torna a quando era bambina, alla stessa età del pargolo affidatole, il quale porta un messaggio scritto nel tempio che è il suo corpo.

Così, ricorda, osserva, integra, comprende, fiorisce, si ripartorisce, lasciando andare le certezze obsolete e riconsegnando alla luce la sua nuova identità; e per potenziare la sua azione, non si vergogna di coinvolgere tutte le figure sul campo.

È una danza fluida dall’esterno all’interno, un’assunzione di responsabilità gentile, un desiderio di pace per tutti gli Esseri.

È toccare il disagio presente, lasciarlo risuonare dentro e prestare il proprio umile contributo affinché sia trasformato dall’ Amore incondizionato, avendo fede nell’ Invisibile.

È perseverare con coraggio, al di là delle aspettative e dei giudizi.

È tornare al senso di umanità condivisa e  ringraziarla.

Onorata di essere dov’è e operare in quello che fa.

La scuola: un laboratorio introspettivo vivo

..E tu? 

Sei diventato l’adulto che desideravi a fianco da bambino?

La scuola: un laboratorio introspettivo vivo

Che tu sia un genitore, o faccia il docente-discente, confrontiamoci sul tema…ti va?

Contattami!

Non potremo che arricchirci e sostenerci.

Grazie per avermi dedicato il tuo prezioso tempo.

Da “Il silenzio è cosa viva”,

di Chandra Livia Candiani,

ed. Einaudi.

Imparare a tremare

«Non voglio imparare a non aver paura, voglio imparare a tremare.

Non voglio imparare a tacere, voglio assaporare il silenzio da cui ogni parola vera nasce.

Non voglio imparare a non arrabbiarmi, voglio sentire il fuoco, circondarlo di trasparenza che illumini quello che gli altri mi stanno facendo e quello che posso fare io.

Non voglio accettare, voglio accogliere e rispondere.

Non voglio essere buona, voglio essere sveglia.

Non voglio fare male, voglio dire: mi stai facendo male, smettila.

Non voglio diventare migliore, voglio sorridere al mio peggio.

Non voglio essere un’altra, voglio adottarmi tutta intera.

Non voglio pacificare tutto, voglio esplorare la realtà anche quando fa male, voglio la verità di me.

Non voglio insegnare, voglio accompagnare.

Non è che voglio così, è che non posso fare altro.»

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile, cliccando su "Accetto" permetti il loro utilizzo. Consulta la Cookie Policy per avere maggiori informazioni. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi