A colloquio privato col bambino interiore

A colloquio privato col bambino interiore

Dentro di noi c’è un bambino interiore.

Dentro di noi vi è anche un genitore che abbiamo ereditato dai nostri genitori; non sempre è una buona eredità .

Da come ci occupiamo di prendercene cura cambierà lo scenario della nostra vita.

Ecco come sia necessario essere consapevoli rispetto alle modalità genitoriali che convivono in noi, accoglierle e riconoscerne la voce, perchè il nostro bambino sia effettivamente libero, in ogni sfumatura della propria espressione.

A colloquio privato col bambino interiore

Vi presento i “personaggi genitoriali”presenti in noi:

  • il genitore amorevole
  • il genitore esigente
  • il genitore punitivo

Sono comportamenti schematici e non razionali e possono saltare fuori
all’improvviso, come mostri o fantasmi tenuti alla larga dalla nostra capacità di
controllo, senza rispetto della realtà dei fatti.

Quando vengono fuori il genitore esigente e il genitore punitivo, arrivano anche il bambino vulnerabile e il bambino arrabbiato: quelli che, nella nostra
infanzia, hanno subito le conseguenze degli errori educativi dei nostri genitori. Sono
parti che continuano a farci sbagliare, in una trasmissione, non genetica ma
educativa, del trauma.

Lo scenario diventa popolato da personaggi non tangibili ma
reali.

Potremmo descriverlo in questo modo: accade qualcosa
che ci allarma. Entra in azione il genitore punitivo dentro di
noi, per correggerci, indirizzarci, consigliarci. Ci rendiamo
conto di aver esagerato con l’attenzione ma solo dopo un po’
e cerchiamo di riparare seguendo i bisogni del nostro
bambino vulnerabile. Oppure diventiamo un genitore
esigente – a volte per ragioni protettive, a volte per
narcisismo – e chiediamo troppo. Chiediamo troppo a noi
stessi o ai nostri figli o al nostro bambino interiore.


La cura c’è: imparare ad essere genitori di sé stessi in un
processo di reparenting che permette al nostro bambino
interiore e al nostro genitore interiore di trovare modalità
diverse di relazione.

A colloquio privato col bambino interiore


Se disattiviamo i nostri schemi relazionali difensivi possiamo
evitare di farli interferire con la relazione reale che abbiamo
con i nostri figli. Ma, soprattutto, possiamo entrare in una
dimensioni diversa: poiché siamo stati tutti figli siamo anche
tutti genitori. Genitori di noi stessi.

Non possiamo essere amici di noi stessi o di qualcun altro quando non
siamo veramente presenti. Non c’è amicizia senza un po’ di
compassione. Thich Nhat Hanh

Genitori di sé stessi e coscienza radice
Thich Nhat Hanh chiama coscienza – radice quegli aspetti
irrisolti del passato che cerchiamo di evitare tenendoci
occupati

In quel momento diventa centrale quello che scegliamo di fare
perché non siamo andati a scavare nel passato ma il passato
ci ha raggiunto.

Cosa decidiamo di fare diventa rilevante per
la felicità alla quale aspiriamo.

Direi non ci resti che ascoltare.

Ascoltare diventa un’azione principale benché sia
apparentemente una non azione.

A colloquio privato col bambino interiore

Offriamoci una possibilità: la possibilità che nasce dal rimanere intimi e dal consolare.
Dimostriamo a noi stessi che quel dolore non ci ha uccisi e
che non ci ucciderà ascoltarlo ma ci renderà semplicemente
più liberi.
Thich Nhat Hanh suggerisce di richiamare volutamente quel
bambino per confortarlo e confortare così tutte le generazioni
precedenti che hanno concorso al suo dolore.

La prima funzione della presenza mentale è riconoscere, non
combattere. Thich Nhat Hanh

Anche le parti auto-critiche di noi si manifestano per proteggerci

Guardare alle nostre parti interne da questa prospettiva ci
permette di iniziare un dialogo.

Una delle cose che più limita la nostra capacità di autoaccettazione è avere una visione unitaria della nostra personalità. Questo accade perché quando i pensieri si
uniscono alle emozioni tendono a cristallizzare la nostra
visione delle cose e a offrirci una generalizzazione di noi e di
ciò che viviamo. L’idea che non possano esserci
contraddizioni, aspetti divergenti, ci
porta a nutrire parti assassine che cercano di eliminare le
nostre incongruenze. Il punto invece è includere.

Cosa fare? Osservare invece che evitare di essere
consapevoli di questi aspetti è il primo passo. Riconoscere le
loro istanze
– positive e negative – è il secondo passo. Il terzo passo è occuparsi della propria famiglia interiore, piuttosto
che investire energie per cambiare il nostro status in quella
esteriore.

Ogni volta che la tua onestà, autenticità e intimità è rinforzata anziché punita, accettata anziché giudicata, un altro dei muri che rinchiudono il tuo bambino interiore è abbattuto.

A colloquio privato col bambino interiore

Le dinamiche della nostra famiglia esterna hanno dato vita
alle dinamiche della nostra famiglia interiore. Le nostre parti
non sono solo quello che sembrano. Ogni parte
ha avuto un ruolo nella nostra famiglia interiore e se non
lasciamo che venga fuori anche l’utilità di questa parte non
riusciremo ad uscire fuori dalla dinamica che attiva. Anche le
nostre parti distruttive hanno avuto una funzione, sono state
di aiuto. Solo l’hanno fatto in un modo che andava bene per il
passato e non va più bene per il presente.

Abbiamo bisogno di riportare la comunicazione tra i membri
della nostra famiglia interiore, tra le parti del nostro
panorama interno, cercando nuovi ruoli e nuovi modi di
realizzare la protezione che finora è stata portata avanti con
vecchie modalità difensive. Abbiamo bisogno di sviluppare
un dialogo non coercitivo con noi stessi. Anche il nostro
pessimismo ha un intento benevolo: dobbiamo solo scoprire
quale e offrigli mezzi salutari per realizzarlo. In questo modo
– attraverso il reparenting – facciamo nello stesso momento
due cose: svincoliamo le nostre risorse mal utilizzate e
consoliamo le nostre parti ferite
. Nel farlo potremmo
sorprenderci di noi stessi: incontriamo più self compassion di
quella che credevamo di avere.

A colloquio privato col bambino interiore

Noi non cresciamo, in assoluto, in sintonia con lo scorrere del tempo. Cresciamo a volte in una dimensione e non in un’altra, in modo discontinuo. Cresciamo in modo parziale. Siamo relativi. Siamo maturi in un ambito, infantili in un altro. Il passato, il presente e il futuro possono mescolarsi e trascinarci indietro, avanti o bloccarci nel presente. Noi siamo composti di strati, di cellule, di costellazioni. Anaïs Nin

Dall’entrare in relazione con questi
aspetti con creatività può emergere una compassione, una lucidità
e una saggezza che è una vera cura alternativa. Sempre
disponibile perché è nostra responsabilità portarla avanti.

A colloquio privato col bambino interiore

Allora..non ci resta che osare di guardare a tutti i nostri mondi interiori dalle profondità e sfaccettature multiple sacre ed essere finalmente e pienamente felici!

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