I nuovi strabilianti risultati nel campo del grande sconosciuto che governa le nostre vite: un distillato degli studi più recenti sul modo di funzionare del nostro cervello.
La prima precisazione che arriva dagli addetti ai lavori pensando ai processi mentali consci è la capacità di poterne fare esperienza diretta ed intervenire attivamente; riguardo ai processi inconsci, i miei colleghi sintetizzerebbero in una parola con “inconsapevolezza”.
Le nuove scoperte che sono emerse dall’Indistinto – ed a cui dobbiamo molto – grazie anche agli studiosi Legrenzi ed Umiltà , ci hanno permesso di addentrarci in un campo affascinante e nel contempo temuto .
Quest’articolo sarà un viaggio dentro le nostre profondità ed i loro movimenti spesso indecifrati fino ad oggi; una grande opportunità di cominciare ad essere reali protagonisti della nostra Vita e non più spettatori illusi di dirigere il corso degli eventi, senza fare caso alla grande matrice inconscia che regola l’Universo del quale siamo parte.
Rendi cosciente l’inconscio, altrimenti sarà l’inconscio a guidare la tua vita e tu lo chiamerai destino.
(C.G. Jung)
LE SCOPERTE DELLA PSICOLOGIA SCIENTIFICA
Secondo questa branca della psicologia, basata su innumerevoli esperimenti innovativi e recenti, dopo essere partita dall’assunto opposto rispetto all’ipotesi iniziale che si voleva dimostrare:
la mente lavora anche a nostra insaputa
la Coscienza non sempre è “controllo vigile”
consapevolezza e controllo non sono la stessa cosa.
Il primo assunto scardina la nostra credenza che “siamo noi a scegliere”.
L’uomo è un animale complesso in virtù della complessità del suo sistema nervoso, e la biologia e la neurofisiologia sono molto più determinanti nei nostri comportamenti quotidiani di quanto riusciamo anche solo ad immaginare.
Non solo l’Io non è il padrone di casa, ma non è neppure il più importante degli “inquilini”.
La nostra mente lavora in continuazione processando ed elaborando una mole impressionante di informazioni, anche quando ci sembra di non pensare a niente di particolare.
Questo perché, come confermato dalle neuroscienze, i processi mentali operano simultaneamente ed in parallelo, e quando a livello cosciente siamo impegnati a pensare a qualcosa, la nostra psiche continua a lavorare a livello inconsapevole e sotterraneo a moltissimo altro.
I materiali che la nostra mente “tratta” sono di diverso tipo:
dati sensoriali
immagini
rappresentazioni di vissuti emotivi e
varie tipologie di pensieri, dai più concreti (oggetti, azioni), ai più astratti (relazioni, simboli).
Per rendersi conto di queste modalità parallele di funzionamento psichico, la psicoanalisi parla di processi psichici primari, o inconsci, e secondari, o coscienti.
Alla Psicoanalisi a partire da Freud dobbiamo dunque i primi studi scientifici sul campo, anche se oggi altre e perturbanti sono le scoperte intervenienti.
Come ricorda un’altra ricercatrice del campo, la dottoressa Acilia,
“La mente parla due lingue, ma anche mille dialetti”.
Spiegamoci meglio….
Il processo primario, attivo alla nascita (e forse anche prima), opera attraverso “intuizioni”, immagini intrise di sensazioni corporee ed emotive, al di là dei limiti della logica.
Per avere un esempio vivido di ciò di cui stiamo parlando, pensiamo ai sogni, ma anche alle libere associazioni e ad alcune fantastie ad occhi aperti.
Il processo secondario è logico e razionale, ossia procede per analisi ed astrazioni, rispetta i principi d’identità e non contraddizione (se una cosa è A non può essere B), le leggi della temporalità e della spazialità (c’è un prima e un dopo, un davanti e un dietro, un sotto e un sopra).
Con lo sviluppo, i processi secondari si rinforzano e prendono ledistanze da quelli primari, diventando le modalità familiari del pensiero cosciente, del nostrointelletto, mentre ad un livello profondo le due forme di pensiero rimangonointrecciate e reciprocamente dipendenti.
I processi secondari sono “intrisi” e influenzati da quelli primari, anche se non ce ne rendiamo conto.
Dunque la nostra mente opera continuamente a diversi tipi di livelli, ma cosa significa questo?
Siamo di fronte a
processi espliciti, in cui consapevolmente e volontariamente dirigiamo la nostra attenzione su qualcosa e pensiamo o ragioniamo su di essa
processi consapevoli ma involontari: pensieri che arrivano all’improvviso, in modo apparentemente inspiegabile, associazioni più o meno “strane”, fantasticherie a occhi aperti. A volte ci ritroviamo a pensare una determinata cosa, senza volerlo e senza capire perché. Il lavorio sotterraneo della mente all’improvviso esce allo scoperto, si “alza il volume” dei pensieri preconsci, cioè alla soglia della consapevolezza, e questi diventano coscienti.
Veniamo all’inconscio….
abbiamo diversi tipi di processi che avvengono fuori dalla consapevolezza, anche perché fisiologicamente non possiamo tenere presente a livello conscio tutte le attività della nostra mente.
Ci sono quei pensieri che non sono mai diventati consapevoli, il “conosciuto non pensato”, cioè tutte le impressioni sensoriali, i vissuti emotivi, le esperienze e i dati che la nostra mente non ha potuto mai trasformare in pensieri.
Abbiamo anche i pensieri rimossi o negati, che sono stati consapevoli, anche per un breve momento, ma ora non lo sono più, perché “non abbiamo voluto” più indagarli.
Solo quest’ultima categoria costituisce l’inconscio psicodinamico, creato cioè dalle nostre dinamiche psicologiche.
Il resto sono i processi impliciti, che fanno parte della struttura e del funzionamento della nostra psiche.
“LA MENTE UMANA GIUNGE A CREDERE CIO’ A CUI VUOLE CREDERE” (Daniel Kahneman )
Allora di cosa è fatto l’inconscio?
Parliamo di una barriera semi-permeabile, in cui continuamente i dati passano da una parte all’altra.
“In generale, i comportamenti umani sono motivati da forze inconsce, qualunque siano le spiegazioni razionali che attribuiamo loro in seguito.“
(A. Jodorowsky)
Possiamo avere vivide tracce emotive anche degli eventi che non ricordiamo.
Il fatto di non poter recuperare la memoria di quegli eventi, non ci consente di elaborarli a livello verbale, quindi rimangono un’eredità silente, che nel bene e nel male farà da “base emotiva” per le nostre esperienze future, ma sarà ancheplasmata da esse, non rimanendo certo un’eredità immobile.
Ma l’inconscio non è solo il nostro lato oscuro, anzi, ha a che fare con i nostri aspetti più vitali, più “energetici”.
C’è anche chi ritiene che l’inconscio non riguardi solo il singolo individuo, ma la specie umana: sia cioè il serbatoio di miti, simboli condivisi, paure ancestrali, risorse psichiche trasmesse attraverso le generazioni attraverso lo stesso meccanismo (genetico) che trasmette le caratteristiche fisiche dei popoli (è l’inconscio collettivo teorizzato da Jung).
Rendere conscio l’inconscio ci serve a vivere meglio?
Quando la mente coscia e la mente inconscia sono in conflitto, l’inconscio vince sempre.
Ovviamente non si può rendere conscio tutto l’inconscio, ma possiamo essere più consapevoli di quella parte dell’inconscio che è fatta di materiale rimosso, negato, spostato, come anche delle potenzialità e risorse a cui non penseremmo di poter attingere.
Ricordiamo che consapevolezza non è controllo, bensì presenza a sè stessi e padronanza dei propri vissuti con un atteggiamento costruttivo e funzionale.
I contenuti nel preconscio (fenomeno psichico che, pur appartenendo alla sfera dell’inconscio, è tuttavia atto e prossimo a diventare conscio in qualsiasi momento e senza resistenze) possono essere accessibili con le tecniche mnemoniche, mentre i contenuti nell’inconscio difficilmente si tramutano in consci.
Inoltre, i contenuti inconsci possono influenzare le nostre scelte, indi per cui la persuasione occulta può avvenire, ma fortunatamente lascia minori tracce in memoria.
Tutti abbiamo sentito parlare dell’inconscio in senso freudiano, come anche dell’inconscio collettivo di Jung.
Tuttavia, vi è anche l’inconscio cognitivo, cui si è aggiunto, negli ultimissimi tempi, l’inconscio artificiale.
So che quest’affermazione può avervi destabilizzato, tuttavia procediamo passo passo, focalizzandoci intanto sull’inconscio cognitivo.
Secondo gli psicologi cognitivisti mutano i contenuti mentali e quelli emotivi, a differenza di ciò che sosteneva Freud, ma processi e rappresentazioni sarebbero uguali.
Fra gli esperimenti che sono stati condotti per dimostrare scientificamente l’esistenza dell’inconscio cognitivo annoveriamo il repetition priming ed il semantic priming (i risultati di quest’ultimo sono stati largamente dimostrati ed accettati dalla comunità scientifica).
Gli studi dimostrano anche un’altra cosa (Libet e altri): il cervello decide circa dieci secondi prima che ci sia coscienza della decisione presa; la mente può intervenire, ma in un secondo momento.
La risonanza magnetica funzionale conferma che le aree del cervello deputate ai processi decisionali si attivano ben prima del momento in cui il soggetto riferisce di essere conscio di aver preso una certa decisione.
Due sarebbero le decisioni consce:
sapere di sapere (si esplorano i contenuti della memoria)
sapere di non sapere (non si basa sulla ricerca esaustiva della memoria a lungo termine) Perchè? Visto che nelle fasi iniziali non sappiamo quanto conosciamo, l’inconscio cognitivo vuole mantenere alto il nostro senso di sicurezza. ALLORA A COSA SERVE LA COSCIENZA? Se è vero che molte funzioni mentali si svolgono fuori dal controllo conscio, la coscienza controlla e inibisce; più specificamente la coscienza abilita i processi di controllo.Le funzioni mentali possono svolgersi nella loro pienezza in assenza di controllo conscio, poiché la Coscienza non è necessaria per lo svolgersi dei processi percettivi e neppure per i processi decisionali di ordine più elevato.
La sua apertura è regolata dall’attenzione e serve per lo spazio di lavoro globale; è una rete complessa, funziona benissimo anche coi contenuti inconsci.
La ricerca è conscia: fa parte dei processi di controllo di primo livello; mentre i processi di controllo di carattere inibitorio sono di secondo livello e vengono abilitati dall’esperienza soggettiva di Coscienza.
La Coscienza in altre parole ha il ruolo di vigilanza e freno nei confronti di risposte spontanee ed immediate tipiche dell’inconscio cognitivo (un agire ed un credere troppo impulsivi), in favore di un pensiero lento e ponderato.
Infine la nostra Coscienza è in continuo mutamento; inoltre il tempo di reazione ed il funzionamento della Coscienza possono essere differenti .COSA SIGNIFICA E CHE IMPLICAZIONI COMPORTA L’ASSUNTO CHE LA COSCIENZA NON SEMPRE E’ CONTROLLO VIGILE?Tali evidenze mettono in dubbio l’esistenza del “libero arbitrio”. Interessanti le implicazioni sul piano giuridico, poiché renderebbero necessario rimeditare il concetto di “imputabilità”.
Perchè abbiamo la coscienza?
• Fornisce una sintesi dei numerosi stimoli interni ed esterni percepiti in un dato momento (Koch, 2004), mettendola a disposizione delle regioni cerebrali coinvolte nella pianificazione e nel processo decisionale
• Ci permette di reprimere comportamenti potenzialmente pericolosi governati dagli impulsi o dall’elaborazione automatica (rete di sicurezza)
• Ci permette di affrontare flessibilmente situazioni nuove
“PIU’ CONOSCIAMO, PIU’ CI ACCORGIAMO DI NON SAPERE ABBASTANZA” Legrenzi, Umiltà
Inconscio cognitivo, scelte etiche e libero arbitrio
Il rapporto tra attività conscia ed attività inconscia non funziona molto bene nel campo delle scelte etiche.
Da una parte ci diamo dei criteri morali che dovrebbero guidare le nostre azioni; dall’altra non siamo conseguenti negli scenari particolari quando siamo influenzati da determinati contesti.
Il fatto è che spesso non ce ne rendiamo conto, ed ignorando l’azione dell’inconscio cognitivo siamo portati a pensare che le nostre azioni siano libere da condizionamenti, mentre così non è.
L’inconscio cognitivo si è formato nel corso della nostra evoluzione quando gli scenari esistenziali richiedevano rapidità di decisione ai fini della stessa sopravvivenza.
Secondo Kahneman gli esseri umani posseggono due sistemi mentali:
– il Sistema 1 che opera in fretta ed automaticamente, con poco o nessuno sforzo e nessun senso di controllo volontario
-il Sistema 2 che indirizza l’attenzione verso le attività mentali impegnative che richiedono focalizzazione, come i calcoli complessi.
Le operazioni del sistema 2 sono molto spesso associate all’esperienza soggettiva dell’azione, della scelta e della concentrazione.
Il Sistema 1 agisce attraverso le euristiche, sistemi di decisione semplificati; il fatto è che le euristiche ci portano talvolta fuori strada (ma per una visione più ottimistica delle euristiche o “regole del pollice” v. Gigerenzer).
Limiti dell’inconscio cognitivo:l’illusione della conoscenza (ovvero “l’effetto Dunning-Kugrer”) I due studiosi della Cornell University sopra citati hanno dimostrato sperimentalmente che chi è scarso in prove linguistiche, logiche o di altro tipo tende a sovrastimare le proprie capacità, mentre questo non capita ai migliori. Le conoscenze richieste per fare bene una cosa sono le stesse necessarie per rendersi conto di non saperla fare.
Legrenzi ed Umiltà ricordano il lavoro di due studiosi che hanno analizzato in dettaglio le microfondazioni del “populismo”, cioè i corto circuiti tra l’inevitabile incompetenza del votante e l’evitabile impreparazione del votato. Specialmente quando una questione preoccupa e ci rende ansiosi, preferiamo affrontare i problemi sfrondandoli, attenti a pochi dettagli, “vedendo gli alberi, ma non la foresta”.
Inoltre, vi è oggi un confine labile fra la nostra mente e quella altrui, e da ciò ha origine l’ignoranza; di conseguenza, con amarezza si rileva che un sistema come l’inconscio cognitivo, che ha messo anni per affinarsi, oggi non è più funzionale rispetto all’inconscio artificiale dei social, il quale cavalca il bisogno di visibilità dell’utente ed il suo bisogno di sfrondare i problemi eliminando la complessità insita nei preziosi dettagli.
Sono gli effetti di sovraccarico delle informazioni causati dalla persistente sollecitazione dell’attenzione e dalla condivisione in rete, radicalizzando le opinioni delle persone e preferendo pareri semplici e che richiedano bassi sforzi attentivi e cognitivi.
LE OPINIONI NON CORRISPONDONO ALLA COSCIENZA: E’ LA COSCIENZA DELLA LIBERTA’ D’AZIONE CHE CI DIFFERENZIA DA UN ROBOT.
Una delle soluzioni è sicuramente tornare ad ampliare il nostro spirito critico.
Ne ho affrontate e proposte molte altre sul testo di quasi cento pagine – frutto di inedite, dedite e complesse ricerche – intitolato: “L’inconscio ribaltato”, disponibile a giorni su questo sito.
Mi auguro di aver stuzzicato il vostro interesse a tal punto da incuriosire con le nuove e significative scoperte i professionisti del settore, come anche le persone che amano informarsi ed essere fautrici del proprio “destino”.
Io vi ringrazio come sempre per l’attenzione e vi dedico quest’accompagnamento musicale finale… con la certezza che l’anima volerà sempre al di là ed al di sopra di tutto il resto.